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Discesa dalla Croce
IPPOLITO BORGHESI
Soggetto della grande tela, acquistata dalla Cassa di Risparmio di Perugia nel 1998, è una complessa scena di Discesa dalla Croce; nell’angolo in alto a sinistra un ritratto sembra rimandare al committente; meno probabile possa trattarsi dell’autoritratto del pittore. Sempre nella parte alta, due angeli reggono la corona di spine e i chiodi appena estratti, venerati quali reliquie della Passione. A destra Giuseppe d’Arimatea adagia il corpo del Cristo a terra, mentre una delle pie donne, in penombra, assiste contrita.
A sinistra è il gruppo con il san Giovanni e la Vergine sorretta da una delle Marie. In basso, inginocchiata e piangente ai piedi del Cristo, è Maria Maddalena.
La tela proviene da una chiesa di area napoletana, si direbbe da una cappella gentilizia. L’origine partenopea si ricava da una notazione sul retro di una foto del dipinto, conservata nel Laboratorio Fotografico della Soprintendenza ai Beni AAA di Napoli, dove se ne segnala l’appartenenza ad una collezione privata di Portici, la Collezione Malatita, con l’attribuzione ad “anonimo napoletano del sec. XVI-XVII”.
Brevissima la storia critica del dipinto; in una perizia del 1998 l’attribuzione al Borghesi veniva messa in dubbio, spostata verso un “pittore bolognese attivo a Milano, importante rappresentante della scuola di Parmigianino”, probabilmente il Procaccini. Tuttavia, sia l’attestazione della provenienza napoletana, che i caratteri stilistici del dipinto, consigliano di cercarne l’autore proprio in ambito partenopeo, vale a dire in un contesto culturale, caratterizzato, nei decenni a cavallo tra Cinquecento e Seicento, da un incontro di tendenze che vedono protagonisti pittori fiamminghi, artisti forestieri di formazione romana e maestri
locali. In questo ambito il nome più adatto per la paternità del dipinto in oggetto resta quello di Ippolito Borghesi, nella sua maturità, attorno ai primi anni del Seicento.
Maggior chiarezza sul percorso del pittore, nativo di Sigillo (Perugia), si è avuta solo in anni recenti.
“Formatosi presumibilmente fra Roma e la Toscana sugli esempi della ‘pittura devota’ di Scipione Pulzone e del brillante colorito baroccesco di Vanni e Salimbeni” (De Castris,1988) Borghesi, a partire dagli ultimi anni del Cinquecento, si stabilisce a Napoli. Qui “dové muoversi con un occhio rivolto non solo a quanto facevano a San Martino e altrove i Cesari e il Corenzio, ma anche a quanto prodotto dagli immigrati fiamminghi sostenitori della ‘maniera tenera’ con Dirk Hendricksz in testa” (De Castris,1988).
Nel 1598 sigla e data il San Giorgio e il drago del Duomo di Ischia; nel 1601 firma una tela per Carpignano; risale al 1603 la prima committenza di un certo prestigio, una tela con l’Assunzione della Vergine per la Cappella del Monte di Pietà a Napoli.
Stilisticamente affini a quest’ultima sono due versioni di Pietà, la prima per la stessa istituzione napoletana, oggi nella Pinacoteca Provinciale di Bari, la seconda nel Museo di Capodimonte (Ferrante, 1985); perfettamente assimilabile alle opere appena citate è la tela con la Discesa dalla Croce.
Illuminanti sono i confronti tra il san Giovanni della tela ‘perugina’ e lo stesso apostolo sia nella Pietà di Capodimonte che nella Assunzione del Monte di Pietà; altrettanto può dirsi per la Vergine e l’Angelo che trovano un preciso riscontro nei medesimi personaggi della Pietà di Capodimonte.
Ad accomunare tali opere è la carnosità delle ali degli angeli, la foggia dei loro abiti, fino agli accessori come le spille che li ornano, la vivace sensibilità cromatica. Evidente in questi dipinti è l’attenta meditazione sulla pittura baroccesca; ma è allo stesso modo chiaro il debito verso pittori fiamminghi attivi a Napoli, come Dirk Hendricksz (Teodoro D’Errico) , anch’essi peraltro sensibili alla poetica dell’urbinate.
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