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Vergine Assunta tra i santi Tommaso e Sebastiano
MATTEO DA GUALDO
Il dipinto, acquistato dalla Fondazione Cassa Risparmio nel 2003, si trovava, agli inizi del Novecento (1914), nella collezione Salvadori di Venezia. Ne è autore Matteo da Gualdo, artista che occupa un posto di primo piano nel panorama artistico umbro della seconda metà del Quattrocento. Maestro di grande originalità e vitalità creativa, mostra di apprezzare le novità contemporanee senza essere “mai sopraffatto dalla conoscenza dei maggiori fatti figurativi del suo tempo di cui si rivela instancabile esploratore”.
Prevalentemente attivo tra Gualdo Tadino, Nocera Umbra ed Assisi, Matteo - che svolse anche la professione di notaio - ha lasciato testimonianza della sua arte in una ricca serie di dipinti su tavola e ad affresco.
Il maggior numero di opere (circa una decina) si trova nella Pinacoteca Comunale di Gualdo Tadino.
L’ Assunta fra i santi Tommaso e Sebastiano fu realizzata, con ogni probabilità, per una chiesa del territorio nocerino-gualdese. La posizione di san Tommaso alla destra della Vergine (posizione gerachicamente preminente), fa pensare che proprio a Tommaso fosse dedicata la chiesa (o cappella) che doveva originariamente ospitare la tavola. Alla sinistra della Vergine è rappresentato san Sebastiano. La sua immagine è introdotta, come di consueto, per scongiurare l’insorgere della peste, la più temuta malattia del tempo. Il centro della composizione è occupato dalla Vergine Assunta che tiene in grembo il Bambino ed è circondata
da cherubini formanti una mandorla sostenuta da due angeli inginocchiati. Il suo volto, pallido ed assente, si contrappone a quello, vivace ed ironico, del Bambino che porta scherzosamente il dito alla bocca. La nudità di quest’ultimo è celata, come sempre in Matteo da Gualdo, da una tunicella bianca.
Al suo collo è una collana a doppio filo da cui pende un corallo, tipica misura preventiva per stornare il malocchio. Gli stilemi adottati in questa tavola sono facilmente confrontabili con quelli presenti in lavori autografi di Matteo riferibili all’ultimo decennio del Quattrocento.
E’ questo il momento stilistico in cui il pittore accentua il contorno grafico delle figure, stagliandone nettamente i profili e segmentando il tratto disegnativo. Le forme assumono un’ inconfondibile stilizzazione, allungandosi in modo esagerato, quasi a voler recuperare, nel loro taglio asciutto e stirato, ritmi tardogotici.
Del resto, al gusto trecentesco sembrano rinviare anche la profusione degli ori, la ricchezza ornamentale, il cromatismo squillante e certi squilibri formali che, lungi dal costituire un limite, rappresentano, l’aspetto più originale e piacevole di questo straordinario maestro, esponente di primo piano del cosiddetto “rinascimento umbratile” di longhiana memoria.
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